Progetto Cyberbullismo

L’iniziativa proposta è lo sviluppo del progetto Europeo “Joining Forces to Combat Cyber Bullying in Schools“ finanziato attraverso il programma “Daphne” con la partecipazione di 5 nazioni europee: Germania, Italia, Slovenia, Ungheria, Polonia.

Il cuore del progetto consiste nel promuovere una cultura di gestione positiva dei conflitti nella scuola attraverso la sperimentazione di nuove strategie e metodi per prevenire, ridurre e risolvere i conflitti nelle scuole, con una particolare attenzione ai fenomeni di cyberbullismo, in costante crescita negli ultimi anni (come dimostrato da recenti studi nazionali ed europei quali “Eu Kids Online” e “Net Children Go Mobile”). Crescita che ha visto un’accelerazione significativa con la diffusione degli smartphone che permettono ai ragazzi un accesso personalizzato e pervasivo alla rete e ai Social Networks con nuove e sottili forme di rischio di esposizione dei ragazzi e violenza psicologica nelle loro relazioni.

Questi i tre obiettivi principali perseguiti dal progetto:

  • promuovere tra i ragazzi una maggiore consapevolezza dei rischi correlati al Cyberbullismo e malle recenti evoluzioni dei dispositivi digitali e al contempo supportarli nell’acquisizione di competenze nella gestione costruttiva dei conflitti interpersonali sia di persona che online.
  • sostenere lo sviluppo e il mantenimento a scuola di una sana e costruttiva cultura di risoluzione dei conflitti, tramite l’introduzione di strumenti riconosciuti internazionalmente come le “tecniche di mediazione interpersonale” e il “No Blame Approach” (approccio anti-colpevolizzazione), al fine di favorire un clima relazionale sano e positivo nella scuola.
  • promuovere nel personale scolastico e nei genitori maggiore consapevolezza delle dinamiche relazionali e dei rischi legati all’utilizzo dei dispositivi digitali e dell’importanza per la loro gestione positiva di competenze di gestione costruttiva dei conflitti sia a scuola che e a casa.

Il progetto prevede tre linee principali di azione da sviluppare nelle scuole partner:

  1. Azioni di informazione e sensibilizzazione: incontri, attività e distribuzione di materiali informativi rivolti a studenti, personale scolastico e genitori al fine di sensibilizzare ai temi del progetto non solo i ragazzi ma anche il maggior numero dipersone coinvolte nella loro educazione scolastica, relazionale e valoriale. Recenti studi sui progetti di gestione dei conflitti a scuola confermano l’importanza fondamentale per il loro successo del più ampio coinvolgimento della “comunità educante”.
  2. Creazione di un “Gruppo di Mediazione tra pari”: attività centrale del progetto, sia a livello educativo che in termini di tempo richiesto, è l’attivazione di un gruppo di studenti che attraverso un percorso formativo mirato acquisiscano competenze di mediazione per la gestione e risoluzione di conflitti interpersonali sia di persona che on-line. Il fine è dare loro gli strumenti per offrire ai loro compagni e coetanei un servizio di mediazione nella gestione dei diverbi e delle tensioni interpersonali al fine di limitare per quando possibile la loro degenerazione in conflitti gravi e la necessità di intervento da parte degli adulti.Va aggiunto: il progetto prevede anche la valorizzazione degli aspetti positivi di Internet.
  3. Formazione del personale scolastico al metodo N.B.A.: per quanto la mediazione tra pari possa dare risultati molto positivi nella risoluzione dei conflitti, ci saranno sempre situazioni in cui l’intervento degli adulti è necessario. A questo fine si intende introdurre la metodologia del “No Blame Approach” (approccio di non colpevolizzazione), sviluppato originalmente in Inghilterra e applicato con risultati molto positivi a livello internazionale. Un metodo che, in estrema sintesi, punta a non colpevolizzare e isolare l’autore degli atti di Bullismo e Cyberbullismo, ma coinvolgerlo attivamente nella risoluzione dei problemi da lui generati responsabilizzandolo e ricercando soluzioni condivise con i suoi coetanei.

Per la formazione dei docenti verrà fornito un corso di 8 ore (video registrazione di quello svolto nella sperimentazione) che affronta il problema sia dal punto di vista generale (prof. Giuseppe Milan direttore del dipartimento di pedagogia interculturale dell’Università di Padova) che dal punto di vista operativo (dr. Giacomo Trevisan di Media Education – Udine).

Per maggiori informazioni è possibile contattare la mail: direttivo@reteprogettopace.it